mercoledì 5 settembre 2007
Capitolo XV Caduta
CAPITOLO XV
Lei non gli aveva ancora detto di essere sposata e grazie a Dio Raju si trovava a Delhi per una conferenza di tre giorni sulle ricerche mediche. Ma perché non voleva dirglielo? Forse non voleva ammettere di fronte all’amico di non essere felice? O forse aveva paura di perderlo? Cosa avrebbe detto Joseph sapendo che essa apparteneva già ad un altro? Non era questo, comunque, il momento adatto per rivelargli la verità; Joseph aveva già così tanti problemi, non voleva caricarlo anche dei suoi, voleva solo sollevarlo. Cominciò a preparare qualcosa per la cena. Quando Joseph arrivò la trovò impegnata in cucina. “Ciao, Lilian, credevo volessimo andare fuori”, disse salutandola con un bacio sulla fronte.
“Ho pensato che potremmo restare qui per mangiare e discutere con molta più libertà. La casa è vuota e nessuno ritorna stasera, quindi è meglio che io sia presente qualora qualcuno chiamasse”.
La proposta mise un po’ in imbarazzo Joseph cogliendolo di sorpresa ed eccitandolo ulteriormente. Gli si formò come un blocco alla base dello stomaco. Naturalmente lui non fece notare niente. “Se mi dici dove sono i piatti ti aiuto”.
“No non ti preoccupare, ci metto un attimo. Se vuoi rinfrescarti lì c’è un bagno con doccia, se no guarda un po’ di televisione. Tra venti minuti sarà tutto pronto”. Joseph accolse l’idea della doccia che “senza dubbio”, pensava, “aiuterà a scaricare la tensione”.
Il bagno era attiguo ad una stanza con letto matrimoniale, “quella dei genitori”, pensò. “Devono avere un buon gusto ed essere abbastanza moderni, a giudicare dall’arredamento”. Si fece una bella doccia fredda lasciando di proposito la porta semiaperta, e quando finì trovò del profumo, se lo mise, si rivestì e tornò nella sala dove nel frattempo tutto era pronto sulla tavola.
“Un attimo e sono da te”, disse Lilian dalla cucina da dove riemerse con del succo di limone. “Eccoci, ora puoi benedire la mensa”, concluse lei.
Lui fu piacevolmente colpito dall’invito, benedisse e i due si sedettero.
“Non mi hai mai detto il vero motivo per cui hai deciso di lasciare il convento”.
“Non te ne ho parlato perché non c’è niente di speciale. Nell’ultimo anno ero in crisi, tu non eri più lì ad aiutarmi e mi sono trovata sola. Non è stato facile, ma molte cose mi hanno fatto capire che questa era la scelta giusta. Ora non rimpiango il passo fatto. Certo che non ti sei fatto più vivo in quel periodo. Avevi forse paura? Pensavi che nonostante la lontananza potessi farti qualcosa che non ho potuto fare quando eravamo assieme?”
“Scusami, Lilian, hai ragione. Mi sono tuffato nel lavoro a capo fitto temendo che qualsiasi contatto con il passato mi distogliesse, o diminuisse il mio entusiasmo. Io invece mi rammarico di questa scelta perché mi ha svuotato completamente senza che il passato e le amicizie potessero ricaricarmi”.
“Ma dimmi un po’ di questo fantomatico Mr. Smith”.
“È peggio di quanto credessi. Ti ricordi di Digal? Ebbene lui e Smith sono la stessa persona. Lo considera un modo per tenerci in pugno perché possiamo nuocere il meno possibile, e temo che ci possa riuscire”.
“Ma lui non ha niente con cui possa ricattarti, e se anche facesse sapere di essere stato lui a donare tutto, non ti resta che ringraziarlo ufficialmente e dargli il buon servito, in fondo non glielo hai chiesto tu di farlo”.
“Tu non conosci il tipo. È capace di tutto per ottenere quello che vuole. Ti ricordi del nostro vicino a Balajinagar? Lavorava nella polizia e dava fastidio a Digal e questi gli ha fatto trovare in casa un chilo di droga accusandolo di spaccio e facendogli perdere il lavoro. Ad un altro ha fatto trovare un pugnale sporco di sangue sotto il letto e poi lo ha accusato di omicidio ed il poveretto è ancora in galera. Ho paura, Lilian, non so cosa aspettarmi da lui, e lui stesso non me lo ha voluto dire”.
“Bene, se non te lo ha voluto dire non ci devi più pensare. Il suo scopo, per ora, è tenerti fuori gioco attraverso la tua tensione e la paura. Dimentica tutto e quando il momento verrà comincerai a pensarci. Dopo tutto non hai altra scelta. Cambiando discorso, perché all’inizio mi hai fatto quella domanda sulla mia vocazione” concluse versando un altro po’ di curry nel piatto di lui.
“Semplice curiosità. Sai ti ho detto che giunto a Balajinagar ho dimenticato tutti di proposito, ma non è vero. Ho portato con me come tesoro lo speciale ricordo di due persone: la prima è Joel, te lo ricordi? Ho cercato in tutti i modi di imitarlo e mettere in pratica i suoi insegnamenti. Ah come vorrei che lui fosse qui ora al mio fianco. Ogni volta che mi parlava mi sentivo illuminare. Mi sembrava di capire tutto. Solo ora mi rendo conto che le sue parole erano molto più profonde di quanto capissi. Lui è morto, ma come mi piacerebbe conoscere più a fondo qual è stata la sua esperienza in Thailandia e in Siria, intendo quella vera, quella interna che nessuno conoscerà mai”.
“E la seconda persona?” chiese Lilian ansiosa di sapere?
“La seconda è quella che Joel avrebbe chiamato ‘la mia dea del tramonto’. Tutte le sere saliva in terrazza e guardava lo spuntare delle stelle. Appena scorgeva la prima lui la salutava, e diceva che era la sua dea del tramonto. Lui diceva che là c’era il suo angelo custode ed esso custodiva tutti i suoi segreti. Solo dopo la sua morte ho scoperto che questa persona esisteva davvero ed ho capito perché Joel ha saputo resistere a tutte le difficoltà della vita. Era veramente innamorato di questa persona che abitava a migliaia di chilometri di distanza, ed il solo ricordo di lei gli dava la forza di superare tutto. Gli bastava vedere quella stella e mandargli i saluti e tutte le fatiche della giornata passavano. Anch’io ho immaginato di avere una dea del tramonto con cui parlare nei momenti di solitudine e con cui versare qualche lacrima”.
“Questo è molto bello. Deve essere una persona che hai amato veramente”.
“Forse, ma spesso temo sia solo una costruzione della mia immaginazione. Non è facile amare, si vorrebbe solo il bello, quello che fa piacere, ma si incontrano solo difficoltà, intoppi. È difficile trovare una persona con la quale puoi aprirti totalmente, sicuro di essere compreso e che voglia solo il tuo bene”.
“Perché?”, rispose lei alzando un po’ il tono di voce a mo’ di provocazione.
“Ma non lo capisci? Sono un prete”.
“Sei un uomo che Dio ha chiamato ad essere prete, cioè ad amare tutti a nome suo, perché vuoi negarti l’esperienza dell’amore?”
“Non lo so, non so più nulla, ho tanta paura”.
“È la seconda volta che usi questa parola. Vieni sediamoci più comodamente sul divano”.
I due si avviarono verso la sala e subito prima di raggiungere il divano lei lo afferrò per il braccio, lo trasse a sé e lo strinse forte volgendo le labbra alla ricerca di quelle di lui.
La mossa fu repentina e la risposta altrettanto. Le due bocche si incontrarono in un’unione forte. Ad ogni goccia di saliva si scambiavano fiumi di passione. Poi Joseph cominciò a scendere con le labbra baciando il collo di lei, gli sbottonò la camicetta, gliela sfilò cercando con la lingua lo spazio tra i seni. Lei, tutta avvolta dalla passione fece altrettanto con la camicia di lui, facendola cadere a terra.
“Vieni”, disse lei con voce sommessa, e presolo per mano lo tirò nella stanza da letto.
“Ma ne sei proprio sicura?” disse lui, “potrebbe essere pericoloso per te”
“Non ti preoccupare, non c’è nessun pericolo, e smettila una buona volta di fare il prete in bianco e nero”.
Lei si tolse il reggiseno e la gonna lasciandosi di proposito gli slip. Lui si tolse i pantaloni e i due si gettarono sul letto.
L’abbraccio riprese con più forza. Ora le baciava i seni, ora le succhiava i capezzoli, ora glieli mordicchiava. Lei puntò le sue unghie nella schiena di lui stringendolo a sé come per paura che fuggisse. I baci discesero verso il grembo mentre le mani, pian piano sfilavano gli slip. Lei lo lasciò fare strofinandogli con le sue mani i capelli; agevolò la discesa degli slip, e non appena le gambe si allargarono Joseph cercò con le labbra l’umido e caldo ingresso della vagina succhiando a piccoli sorsi pieni di passione, poi di nuovo su mentre lei finiva di spogliarlo; la penetrò e l’amplesso fu completo.
Il giorno dopo i due sacerdoti si ritrovarono per la colazione.
“Quindi sembra che il nostro ignoto benefattore fosse tutt’altro che disinteressato” domandò Agostino.
“Già, il brutto è che abbiamo un nemico di cui non conosciamo la vera potenza, non sappiamo come agirà e quando”.
“Forse è meglio che lo ignoriamo e lasciamo al tempo il compito di scoprire le carte”.
“Già, ma così facendo lo favoriamo, dopo tutto lui stesso mi ha detto di continuare come se nulla fosse”.
“Ma è inutile rompersi il capo in cose che non conosciamo”.
“È un uomo senza scrupoli, capace di qualsiasi cosa pur di fare soldi”.
“Lui, senza dubbi, scrupoli non se ne fa; forse noi ce ne facciamo troppi”.
“Per Digal cento bambini sono carne da sfruttare e macellare, per noi anche uno solo di essi rappresenta il vero scopo della missione”.
“Sì è vero ma questa gente vive così da anni e non possiamo pretendere di cambiare tutto in un mese. L’India richiede pazienza e lunghe attese”.
“Lo vieni a dire a me che ci sono nato, ma quando scendo nel cortile della chiesa, non vedo gente qualunque, vedo Saju, Ravi, Lavania, Lakshmi e tutti gli altri e non posso ignorarli dicendo che è presto, che aspettino. Quando il tempo verrà essi potrebbero non esserci più”.
“Ma se tu muori prima di loro potrai fare ancora di meno. Accetta di poter fare poco e sii contento di quello. Il resto lascialo a Cristo in croce”
“Alle volte desidererei essere già morto, almeno tutto questo sarebbe finito”.
“Certe cose non dirle neanche per scherzo”.
Agostino lasciò la sala dirigendosi verso la sua camera, Joseph salì verso la cappella.
Prese in mano il breviario, lo aprì e vi trovò un’immagine sacra donatagli da Joel. Raffigurava un’aurora e portava scritto: “Come il sole che all’alba sorge gagliardo, così la misericordia di Dio s’innalza fedele sui nostri peccati”.
Chiuse gli occhi e pregò: “Sì il sole è fedele, ma come mai il mio cuore è così buio? Dove è andato tutto il fervore degli inizi, il mio amore? Dio non avevi promesso di essere sempre con noi? Allora perché quei delinquenti sembrano avere la meglio? È forse tutta colpa dei miei peccati, delle mie infedeltà? Forse è così, ma perché devono pagare i poveri, i bambini, gli ammalati. Lo so, non avrei dovuto farlo, ma la passione è stata più forte di me. Non è forse anch’essa un dono tuo, Signore? Perché me l’hai data? Come vorrei che ci fosse qui Joel a consigliarmi”.
Quando aveva salutato Ananda nella breve visita per portarle la lettera, lei gli aveva detto: “Dio ti benedica, figliolo, e quando ti sentirai stanco o deluso, alza gli occhi all’orizzonte e guarda la stella, la dea del tramonto ti rincuorerà, Inshallah!”.
Aveva deciso, sarebbe tornato da Joel in cerca di risposte. Aveva bisogno di un segno; aveva bisogno di una pausa per ritrovare se stesso, per tornare alle origini e capire chi era lui e chi era Dio e cosa ciascuno dei due voleva.
“Se sei veramente il sole, mostrati perché alla tua luce io possa ritrovare il senso del cammino”.