lunedì 22 ottobre 2007

Capitolo XVI Risposte

CAPITOLO XVI
Arrivato a Bangalore, senza neanche preoccuparsi di passare a salutare la sua ex comunità, prese direttamente il bus diretto al villaggio dove si trovava la chiesa con la tomba di Joel.
Davanti alla chiesa c’era una grande piazza dove decine di bambini schiamazzavano giocando e correndo; poco distante si intravedeva la casa che Joel aveva aperto per accogliere i bambini abbandonati e disadattati. Lui diceva sempre: “Per coloro che sin da piccoli hanno avuto carenze di amore l’aria di un paese di campagna è molto più salutare di quella della città”, per questo aveva costruito la casa qui, nonostante la maggior parte dei ragazzi fossero stati trovati a Bangalore.
La chiesa era molto semplice, tipica dei villaggi nelle zone rurali di Bangalore: niente banchi ma stuoie su cui sedersi. Davanti alla tomba di Joel c’erano tanti fiori, ma lo colpì soprattutto un grosso mazzo di rose color arancio. Pensò tra sé: “Dopo tanto tempo la gente si ricorda ancora di Joel”. Si mise in ginocchio davanti alla tomba, chinò la testa fino a toccare il granito freddo e pregò: “Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto; dal profondo dell’abisso a te grido, perché non rispondi? Perché mi hai abbandonato alle brame dei miei nemici che ora ridono di me? Appa, come vorrei che tu fossi qui ad illuminarmi. Tu, Appa, hai dato la vita fino alla fine, non ti sei curato di te stesso, tanto da morire ancora giovane; hai rinunciato a tutto, anche all’amore di una donna per poter servire con cuore indiviso. Io ho provato ed ho fallito, ho riprovato ed è stato peggio. Ora non so più cosa fare. Forse ho sbagliato tutto, ma da dove ricominciare? Ne vale la pena? Forse ho sbagliato il primo giorno quando ho creduto che lui mi chiamasse a sé; forse era solo il mio orgoglio che mi diceva di servire gli altri perché credevo di essere migliore di loro. Ora ho scoperto di essere peggiore di tutti e di non essere più degno del rispetto di coloro che invece di servire ho tradito. Mandami un segno che mi aiuti a trovare la via”.
Ora si sentiva più sollevato e poté avviarsi verso la casa dove Joel aveva speso buona parte del suo tempo in India, e dove lui stesso aveva passato due degli anni più belli, facendo esperienza apostolica di carità. Arrivato alla casa salutò il confratello incaricato che lo accolse con grande gioia. “Vedo che sei già stato da Joel”.
“Non poteva essere altrimenti, è soprattutto per lui che sono venuto”.
“Come va la missione in Orissa? Ho sentito che avete avuto un gran successo con l’inaugurazione della scuola”
“Non è tutto oro quello che luccica. Per ora la scuola va bene e in questi giorni iniziano le lezioni, ma ci sono molte gelosie, molte difficoltà che si prospettano all’orizzonte.
A proposito ho visto che sulla tomba di Joel ci sono tanti fiori: la gente ancora lo ricorda”.
“E come potrebbero dimenticarlo, qui ha fatto tutto lui. Avrai notato un grosso mazzo di rose. Pensa è arrivata una suora dalla Siria, originaria di una frazione qui vicina, Lei dice di aver conosciuto Joel lì. Da quando è arrivata due settimane fa, tutte le sere viene ad aiutare a mettere a letto i bambini. Dice che così facendo può ripagare, anche se solo in piccola misura, l’aiuto che ha ricevuto da Joel. Oramai i bambini gli si sono affezionati e la chiamano mamma”.
“Dalla Siria, hai detto?”
“Sì, perché la conosci?”
“Forse. Se è lei, Joel ha fatto un altro miracolo ed ha risposto alla mia preghiera”.
“Io non ci capisco niente, anche lei mi ha parlato di un miracolo di Joel, comunque vieni che ti mostro la tua camera”.
Ananda era tornata in India nel momento in cui lui aveva più bisogno di consigli. Chi meglio di lei avrebbe potuto aiutarlo, lei che aveva conservato per anni tutti i segreti del cuore di Joel? Un senso di euforia invase il cuore di Joseph, ora cominciava a vedere un po’ di luce all’orizzonte.
Attese la sera, e quando sentì che la suora era arrivata si avviò a incontrarla.
“Namaste, Madre! Lei qui in India, Joel ha fatto il miracolo”, disse Joseph ad Ananda non appena la vide.
“Namaste, Joseph. Lo so, è stato un miracolo davvero, ecco perché la prima cosa che ho fatto è stata venire qui da lui. Ma ti prego, non chiamarmi madre, mi fa sentire vecchia, anche se forse sono più vecchia di tua madre. Chiamami solo Ananda, come mi chiamava lui”.
“Le è mancata molto l’India, vero?”
“L’India e Joel. Quando dodici anni fa Joel partì per venire qui io capii subito che i due sarebbero diventati una cosa sola, e così fu, infatti. Ora più nessuno li potrà separare e nessuno li potrà separare dal mio cuore”.
“Ananda, Joel ha fatto un gran miracolo non solo per lei, ma anche per me. Sono in un momento disperato della mia vita e sapevo che solo lui avrebbe potuto illuminarmi, ma non sapevo come. La sua venuta qui è stata la risposta. Ho bisogno del suo aiuto, dei suoi consigli”.
“Dimmi pure, Joseph, quello che potrò fare lo farò volentieri, Joel ci ha insegnato a non trattenere niente per noi stessi”.
“Come le dissi quando ci incontrammo in Siria sono stato inviato ad aprire una nuova missione in Orissa. Si tratta del lavoro che da sempre avevo sognato. Sono partito pieno di entusiasmo, sicuro che la mia forza fisica, gli insegnamenti di Joel e la fede in Dio sarebbero bastati. Mi sono buttato a capofitto nel lavoro e naturalmente ho sbattuto la testa in modo terribile. Non avevo considerato due cose: quanto forti siano gli interessi e l’egoismo degli uomini, e quanto debole sia io. Mi sono trovato, quindi a combattere gente potente e perversa, senza poter più contare su me stesso, anzi ho dovuto combattere anche me stesso. Nella mia ingenuità e debolezza ho dato loro le armi migliori per vincermi. Inutile che stia lì a dilungarmi sui nemici esterni, ma è di me che voglio parlare. Credevo di essere un altro Joel, volevo esserlo e dimostrare a me stesso di poterlo essere, e invece dimenticavo di essere un uomo bisognoso di affetto, di comprensione. Quando mi sono sentito abbandonato la mia natura umana mi ha tradito e sono caduto nelle tentazioni della carne cercando in esse quelle soddisfazioni che il mio lavoro non mi dava. Non so se mi capisce, Ananda”.
Ananda si concesse un attimo di silenzio, quasi volesse cercare le parole giuste o forse rivivere in lei gli avvenimenti che la storia di Joseph richiamava.
Infine disse con voce pacata: “Caro Joseph hai fatto due sbagli: il primo è stato credere di poter essere Joel. Sei chiamato ad essere Joseph, e il modo migliore di onorare Joel è essere Joseph al cento per cento senza tradire niente di te stesso. il secondo errore è stato pensare che Joel sia un eroe, una quasi divinità senza errori. Lui è stato un uomo come te, con gli stessi problemi, con le stesse tentazioni. Ha fatto anche lui i suoi sbagli, ma la sua forza è stata nel non aver avuto paura di pagare di persona e a caro prezzo per quei principi che pian piano si era creato. Tu hai conosciuto il meglio di lui, l’apostolo realizzato ed esperto, io ho conosciuto il discepolo pieno di paure che si tormentava per gli errori fatti nella sua prima missione, e l’ho visto formarsi pian piano. Nessuno di noi ha visto il giovane tutto ardore che iniziava quella missione. Una cosa è certa, ciò che lo ha spinto per tutta la vita, che l’ha fatto cadere, che gli ha dato la forza di rialzarsi, e la capacità di immolarsi è stata la sua grande sete di amore, di amore vero e sincero libero da tutte le strutture che gli uomini, anche quelli di chiesa, vi hanno costruito attorno per proteggerlo e spesso renderlo inaccessibile”.
“Ma Joel ha avuto la fortuna di incontrare lei; anch’io pensavo di aver trovato un appoggio, ma è stato lì che sono caduto tradendo la persona che amavo e me”.
“Tu hai rovinato tutto perché non ti sei voluto concedere il tempo per maturare e la possibilità di sbagliare”.
“Ma i miei errori costeranno cari alle persone che dovrei servire. Scappavo via da Lilian e mi sono rifugiato disperato in un locale a luci rosse. A mia insaputa mi hanno fotografato ed ora mi ricattano per mandare a monte tutto il progetto della scuola dei poveri”.
“È stata un’imprudenza, ma chiediti, perché scappavi da Lilian, così si chiama, vero? Perché avevi paura di fare qualche cosa che volevi fortemente. Perché consideri sporco il tuo corpo o l’uso di esso; perché non hai accettato l’idea di avere degli istinti, dei bisogni che ti paragonano agli altri. Il tuo rapporto con Lilian è cresciuto guidato dal desiderio e dalle paure, e mai da un confronto vero e profondo con te stesso e con lei, quindi nei momenti di debolezza i sentimenti hanno prevalso”.
“Cosa vorrebbe dire, che è normale per un prete avere dei rapporti sessuali? Ma abbiamo fatto voto di castità e dobbiamo rimanervi fedeli, se no a cosa servono. Dobbiamo dimostrare a Dio che siamo suoi servi. Ho visto dei preti mancare alle loro promesse, sono finiti tutti miseramente, Dio li ha puniti”.
“Dio non punisce nessuno. Se sono finiti miseramente è perché non hanno saputo darsi ragione di quello che hanno fatto ed hanno continuato a vivere col rimorso del passato e l’impotenza di cambiarlo. La perseveranza nei voti è un dono, non trasformarlo in un inferno. Tu sei chiamato a donare e ad amare, e solo se imparerai a conoscerti e a ad accettarti, compresi il tuo corpo e le tue debolezze, riuscirai ad amare bene. Scoprirai che il modo migliore di farlo è attraverso i voti; se non arriverai a questo punto sarà tutta fatica sprecata e condannerai te stesso all’eterna infelicità. Non sei chiamato a criticare gli altri e quello che hanno fatto, non ne sai nulla di ciò che vivono dentro la loro anima. Ho visto religiosi perdere la fede a causa della loro ostinatezza nel vivere le regole, questo non è forse peggiore di una caduta sulla purezza?”.
“Cosa dovrò fare, quindi, con Lilian?”
“È il momento che il vostro amore diventi maturo e vero. Torna da lei, parlale apertamente e senza vergogna di ciò che provi e di ciò che vuoi, chiedile ciò che lei prova e vuole e decidete assieme. Il Signore vi ha fatti incontrare perché vi aiutiate a vicenda a crescere”.
“E tutti gli altri guai che questo mio comportamento ha causato?”
“Ora il destino di quelle persone non è più nelle tue mani, ora devi solo affidarle alla misericordia di Dio, e la sofferenza di vedere come vanno le cose sarà un fuoco che brucerà dentro di te e ti purificherà. Una cosa potete farla: dimostrate loro di non abbandonarli, state con loro, vivete con loro, piangete con loro, ed essi capiranno”.
“Tutte le volte che guardavo a Joel pensavo che amare gli altri era così facile, così bello. Era sempre sereno, sorridente; aveva tempo per ascoltare tutti, salutava tutti, sembrava una persona che non ha mai niente di importante da fare se non stare con te”.
“Questa è la dote dei santi, da loro traspare quella convinzione che si sono creati ed è più forte di ogni avversità, ma Dio solo sa quanto Joel ha sofferto e pagato per raggiungere quella santità. Prendi questa lettera. È l’ultimo ricordo di Joel che tu stesso mi hai portato. Io ho pianto tanto, quella sera, ma ogni lacrima non portava in sé amaro, ma consolazione e mi ha aiutato a riprendere il cammino. È il testamento di Joel, farà del bene anche a te.”.

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