domenica 22 luglio 2007

Capitolo 2

CAPITOLO II

L’ufficio del Vescovo si trovava al secondo piano del palazzo, di fronte alla chiesa di san Francesco Saverio. Non era eccezionalmente bello o ricco per chi giudicasse con occhi europei, ma certamente era in contraddizione con lo slum che sorgeva a poche centinaia di metri di distanza. Mons. Joaquin era famoso per il suo impegno a favore dei poveri. In molte occasioni aveva osato sfidare anche le autorità politiche denunciando corruzione e uso improprio dei beni pubblici. Nel suo progetto di impegno sociale aveva previsto che in ogni zona povera della città sorgessero centri per lo sviluppo della gente, per questo si era rivolto ai “Fratelli dei poveri”.

Quando Joseph e Agostino arrivarono, il vescovo si alzò, andò loro incontro con un gesto affettuoso, evitò delicatamente la cerimonia del bacio dell’anello da parte dei due, e li accompagnò alle sedie.

“Benvenuti, nella mia umile casa” disse cordialmente, poi rivolgendosi verso Agostino aggiunse: “Se non sbaglio lei è Italiano. È la prima volta che viene in India?” Il prete rispose: “Sì, e a dire il vero è la prima volta che lavoro fuori dall’Italia. Ho sempre desiderato lavorare in terra di missione, ma non ne ho mai avuto la possibilità. Ora spero di realizzare questo sogno”.

“Senza dubbio lo farà, se il caldo e il cibo non la ammazzeranno prima Scherzo! Senza dubbio troverà un po’ difficile adattarsi, non sia affrettato. Qui in India le cose camminano con calma, e se si sentirà stanco, non abbia timore a prendersi una settimana di relax: io sarò ben contento di metterle a disposizione una stanza di questo palazzo. E lei, padre”, disse rivolto a Joseph, “mi sembra molto giovane”.

“Io vengo dal sud, e da quando sono entrato in questa congregazione sono sempre vissuto in Bangalore. Sono prete da quattro anni e per due anni ho diretto un piccolo seminario”.

“Bene! Concluse il prelato. Ho sentito ottime cose sulla vostra congregazione e sono certo che farete anche qui quello che avete fatto dalle altre parti. Pensavamo di affidare alla vostra cura pastorale una zona della periferia sud della città, a circa venti chilometri da qui”. Così dicendo suonò il campanello posto sulla scrivania e il segretario entrò. “Padre John, faccia preparare la mia macchina e chiami Mr. Fernandez. Gli dica di accompagnare Padre Agostino e Padre Joseph a Balajinagar a vedere la zona”. Poi rivolto ai due aggiunse: “Mr Fernandez è l’incaricato diocesano per lo sviluppo delle chiese, vi accompagnerà lui e vi spiegherà tutti i dettagli che desiderate conoscere. Siete in buone mani”. Così dicendo con un gesto li invitò ad andare.

Sbrigativo ma essenziale, pensò Agostino, certamente non un carattere espansivo come si potrebbe trovare nel Sud Italia.

Il viaggio fu di soli venti chilometri, ma la condizione delle strade e il traffico lo resero eterno: Due interminabili ore paragonabili, per i nostri due sacerdoti ansiosi di conoscere la loro futura destinazione, a chi sta allo stadio in attesa dell’inizio del match della sua squadra di cricket o del concerto del cantautore preferito.

“Balajinagar - disse Mr Fernandez- è un grosso quartiere abusivo. Siamo già fuori della città e il terreno appartiene al governo dell’Orissa. Originariamente la zona era stata studiata per divenire la discarica dei rifiuti della capitale, dato che si tratta di un grande affossamento, ma non appena i primi camion cominciarono a portare l’immondizia la gente è arrivata a frotte costruendo capanne in ogni metro libero. Le famiglie si mantengono scavando tra i rifiuti in cerca di ogni cosa riciclabile: carta, ferro, plastica eccetera. C’è una sorta di guerra nascosta tra il governo e questa gente: loro sanno che il governo non li manderà mai via però al tempo stesso li ignora rifiutandosi di provvedere loro le cose basilari come acqua potabile, elettricità, fognature, strade asfaltate eccetera. Gli abitanti sono circa centomila, ma quanti siano i Cristiani toccherà a voi scoprirlo. Non cercate di convertire nessuno. Non rifiutate coloro che spontaneamente ve lo chiedessero, ma controllate bene che non lo facciano per avere poi dei benefici da voi, specialmente lei, padre Agostino che è Italiano, stia attento”.

I paesaggi scorrevano sotto i loro occhi. I palazzi della capitale avevano lasciato il posto alle casette sul ciglio della strada in cui quasi sempre c’era un angolo trasformato in negozio. Sulla strada molta gente in cammino; sullo sfondo si intravedevano palme e piante di altro tipo, mucche in ogni angolo. Ad un certo punto l’automobile svoltò in una strada secondaria e la danza causata dalle buche raddoppiò. Stavano entrando in Balajinagar e anche senza che alcuno lo avesse detto tutti lo capirono dal tanfo alacre di fumo e marciume. Ora le case erano fatte principalmente di compensato o lamiera arrugginita con tetti di frasche, la dimensione media di ciascuna di esse non superava i dieci metri quadri. Fortunatamente dappertutto c’erano piante e questo rendeva lo spettacolo meno macabro.

Quello che più colpì i due sacerdoti erano i bambini. Ne sbucavano da tutti gli angoli. Giocavano, scherzavano, come tutti i bambini del mondo e si muovevano a loro agio in quello spettacolo squallido. Vedendo la macchina correvano verso di essa e, abbozzando un sorriso che metteva in evidenza i denti rovinati, dicevano: “What’s your name Joe?” poi scappavano ridendo. Fernandez notò con piacere l’interesse dei due e aggiunse: “I bambini sono i veri protagonisti di questi quartieri, nel bene e nel male. Prima di tutto il 70% della popolazione è sotto i venticinque anni di età. sono loro a riempire le chiese e le moschee, e pure gli ospedali, dato che sono i più deboli. Inoltre metà del lavoro nella discarica dei rifiuti è fatto da loro. Basterà che lasciate la porta della vostra casa aperta e non avrete più un minuto di pace.

L’insediamento dei due sacerdoti fu semplice e la parrocchia fu accettata. Il lavoro di sondaggio della zona iniziò subito. Joseph riuscì ad affittare una casa a tre chilometri di distanza da Balajinagar, in un luogo che fosse non troppo distante e al tempo stesso tranquillo. L’idea era che all’inizio, dovessero recarsi là ogni giorno ad esplorare la zona, incontrare la gente, fare una lista di tutte le strutture che già esistevano: scuole, farmacie, dottori, cappelle, moschee, associazioni locali. Di sera era bello allontanarsi e concedersi un po’ di riposo.

Esisteva il problema della lingua. Pochi tra quelle persone parlavano l’Inglese, la lingua locale era l’Orya o l’Hindi anche se c’erano forti minoranze Bengali e Telegu. Joseph aveva studiato un po’ di Hindi a scuola e quindi a lui toccava il grosso del lavoro, mentre Agostino doveva fare tutto lo sforzo degli inizi ed andare ogni giorno a scuola.

Nessuno avrebbe mai creduto che in una zona così povera esistessero realtà tanto complesse. le religioni erano rappresentate tutte con piccoli templi, moschee, assemblee per le sette protestanti. I cattolici pur essendo una minoranza potevano vantare ben tre cappelle sparse nei tre punti principali: una vicino alla strada statale, una in centro e una ai bordi della discarica. Al dir della gente c’erano almeno mille famiglie cattoliche nell’area. Naturalmente non c’erano ospedali, ma numerosi negozietti, gestiti da privati cittadini, vendevano le medicine basilari contro i vermi, la diarrea, la febbre, il mal di testa e le bruciature; cerotti e garze, oltre a cibo e persino qualche penna e quaderno. C’era anche un dottore che aveva aperto un piccolo ambulatorio dove si recava tre pomeriggi a settimana mentre sua moglie teneva aperta la farmacia annessa e da infermiera improvvisata, gestiva le emergenze. Sulla strada statale sorgeva la grande scuola elementare con oltre tremila allievi dalla classe prima alla sesta.

Ogni giorno Joseph si recava là, camminava per un’ora tra le strade alla scoperta delle zone e poi si fermava nella chiesa centrale per un paio di ore. Ormai l’odore acre non lo disturbava più, come pure la vista di tanta miseria. Ormai sapeva che la cosa importante erano le persone ed essi non erano i destinatari del suo lavoro, ma esseri umani da amare e rispettare.

I bambini furono naturalmente i primi ad affacciarsi. Mentre la gente guardava con sospetto a questo indiano del sud che ogni giorno si avventurava nelle loro strade, pensando fosse un impresario in cerca di terra su cui costruire, o un poliziotto in cerca di delinquenti, o chissà cosa altro, i bambini, liberi da ogni pregiudizio si affacciavano alla chiesa a spiare e pian piano si avvicinarono a lui.

“Sai tirare una palla da cricket?” disse Joseph a uno che si era avventurato al suo fianco mentre lui leggeva il breviario;

“Certo, e so anche ribattere”, rispose fiero il ragazzo.

“Bene, allora possiamo provare”. Si recò dietro l’altare dove aveva nascosto una mazza e una palla, li prese e con il bambino si diresse verso uno spazio libero a pochi metri di distanza, piantò i tre paletti per terra e la partita cominciò. Dopo mezz’ora di lanci e risposte, il bambino si avvicinò e disse: “Sei un po’ giù di allenamento, vero?”

“Sì, rispose, vorresti diventare mio allenatore? Vieni di nuovo domani e porta anche i tuoi amici. Possiamo fare una squadra imbattibile”.

Quel pomeriggio Joseph tornò esultante a casa. Era fatta, aveva aperto una breccia fra la gente e presto sarebbe venuto il tempo anche per le cose spirituali. I bambini sarebbero diventati il lasciapassare per le loro famiglie.

Si sentiva emozionato, tutto stava andando nel migliore dei modi. Il suo pensiero corse all’amico lontano: Joel. Il suo esempio, la semplicità con cui aveva trattato con loro quando erano giovani, l’amore con cui li aveva seguiti, istruiti, la pazienza con cui aveva saputo aspettare i loro ritardi e correggere i loro sbagli, avevano lasciato un’impronta incancellabile nel loro cuore. Per quindici anni Joseph era cresciuto alla sua ombra, cogliendone ogni movimento; con lui si era sempre sentito apprezzato e approvato; come mai, allora, quando gli aveva espresso il desiderio di partire per l’Orissa, Joel si era detto contrario? Possibile che non lo avesse compreso? Questo gli bruciava. Gli sembrava di essere partito senza pace, senza benedizione e che questo rovinasse la loro lunga amicizia. Decise: sarebbe andato a trovarlo per spiegare le sue ragioni.

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